LA RIVINCITA DELLE SOFT SKILLS

Le soft skills l’unico punto fermo nel mondo del lavoro attuale, fondamentali in qualunque contesto e qualunque sia l’evoluzione che il lavoro vivrà.

Carmela Casella

CEO&Founder Colloquio24

La veloce trasformazione del mondo del lavoro in corso in questi ultimi anni continuerà ancora nel futuro e ciò rende difficile individuare quali competenze specifiche (o hard skill) saranno effettivamente importanti poiché è strettamente connesso ai profili professionali emergenti, sui quali vi sono molti punti interrogativi. In questo scenario si assiste oggi a quella che potremmo definire ‘la rivincita delle soft skill‘.

Il termine soft skill non è nuovissimo, ha cominciato a essere utilizzato negli anni ’60, ma le competenze cui si riferisce sono state per tanto tempo considerate ancillari rispetto alle più solide hard skill. Visione ormai obsoleta.

Oggi è ben chiaro il fatto che sono proprio le soft skills l’unico punto fermo nel mondo del lavoro attuale, fondamentali sempre in qualunque contesto e qualunque sia l’evoluzione che il lavoro vivrà.

Un articolo del WEF, che commenta un’indagine condotta da LinkedIn tra i professionisti delle risorse umane, dice che ‘il termine soft skills difficilmente rende giustizia alla complessa combinazione di capacità che descrive.

L’empatia, intelligenza emotiva, creatività, capacità di collaborare e comunicare, per citarne solo alcune. Queste non sono mai state oggetto di MBA e dottorati di ricerca. Le soft skills sono ora più importanti che mai. Infatti, l’80% degli intervistati da LinkedIn afferma che sono sempre più importanti per il successo aziendale, e addirittura l’89% ha evidenziato una mancanza di soft skills tra i peggiori dipendenti della propria organizzazione.

I datori di lavoro hanno bisogno più che mai dei loro dipendenti se vogliono rimanere rilevanti e competitivi. Allo stesso modo, i dipendenti si aspettano – persino pretendono – di più dalle organizzazioni per cui lavorano. Da un’ indagine globale di 5.000 professionisti delle risorse umane e manager, combinata con l’analisi dei dati comportamentali, condotta da LinkedIn emergono le quattro tendenze che influenzeranno i prossimi anni il mondo del lavoro all’interno delle aziende, che sono: 

 

  1. soft skill (91%), 
  2. flessibilità lavorativa (72%), 
  3. cultura anti-molestie (71%), 
  4. trasparenza retributiva (53%).

 QUALI SONO DUNQUE LE SOFT SKILL?

Più che vere e proprie competenze, le soft skills sono attitudini personali che permettono di integrarsi, lavorare bene, portare valore e ottenere risultati sul posto di lavoro.

Qui di seguito una lista di 11 soft skill ‘universalmente condivise’.

Comunicazione – La comunicazione è importante in qualsiasi genere di lavoro per interfacciarsi con colleghi, collaboratori, clienti, referenti, utenti, e comprende la capacità di sapersi esprimere correttamente ed efficacemente verbalmente e in forma scritta, di sapersi presentare o di presentare il proprio lavoro o progetto, la capacità ascoltare, di negoziare, di gestire il linguaggio del corpo, di persuadere.

Empatia – La capacità di capire nel profondo i sentimenti altrui, di sapersi mettere nei suoi panni è probabilmente la forma più profonda di comunicazione (e per questo potrebbe rientrare nel punto precedente), ma sta assumendo oggi un’importanza tale che merita una considerazione a sé. Si sta dimostrando oggi una qualità che permette di migliorare diversi aspetti della vita lavorativa, in quanto influenza il lavoro di squadra, la leadership, il design thinking, la capacità di risolvere situazioni conflittuali, l’etica del lavoro. Ma anche la capacità di un’azienda di realizzare prodotti nuovi.

Un grandissimo sostenitore dell’empatia come pilastro del business e dell’innovazione è Satya Nadella, CEO di Microsoft. ‘Il valore che ho davvero imparato ad apprezzare profondamente e di cui parlo moltissimo è l’empatia. Non penso che sia solo un “nice to have” ma credo che sia al centro dell’agenda dell’innovazione qui a Microsoft’, ha raccontato in un’intervista. ‘Il nostro core business è collegato ai bisogni dei clienti e non riusciremo a soddisfarli se non abbiamo un profondo senso dell’empatia’.

Creatività – Jaime Casap, capo evangelista dell’Education di Google, ha detto ‘La creatività è una di quelle cose difficili da definire, ma la riconosci quando la vedi.’ E’ proprio così: la creatività viene normalmente associata al ‘talento’ e all’espressione artistica, al design, alla progettazione, ad alcune forme di comunicazione, ma è in realtà una capacità che può essere sviluppata e applicata ai più innumerevoli contesti, dall’invenzione di un nuovo prodotto al problem solving.  Non tutti la considerano una vera e propria skill, ma piuttosto un mindset. Secondo molti esperti la creatività è innata in tutti i bambini, ma in un certo modo i sistemi educativi tendono a soffocarla, anziché potenziarla. I sistemi scolastici odierni dovrebbero farsi carico di questa nuova esigenza di creatività.

Flessibilità – adattabilità, disponibilità al cambiamento, ad accettare cose nuove, a imparare cose nuove.

Pensiero critico – è la capacità di osservare le cose oltre la facciata, vedere e analizzare i problemi in modo critico, non lineare, senza preconcetti o preclusioni, e possibilmente trovare soluzioni creative, efficaci, innovative. E’ già chiaro che rientrano nel pensiero critico altre soft skill come il lateral thinking, il problem solving, la creatività, la flessibilità, l’adattabilità, la curiosità, l’attitudine alla ricerca e alla sperimentazione, l’apprendimento continuo.

Abilità interpersonali – proporsi in modo positivo, amichevole, empatico, socievole, ottimista, entusiasta, fidusioso e avever autocontrollo, migliora le relazioni con le persone che ci circondano e in ambito lavorativo la produttività. Un clima lavorativo rilassato, sereno, collaborativo (anche nei momenti di stress) in generale porta a raggiungere standard più elevati di qualità, innovazione, efficienza.

Responsabilità – La responsabilità nel lavoro coincide molto con l’affidabilità e il riuscire a portare a termine i compiti che sono stati affidati, con senso delle tempistiche e delle priorità, mettendo in gioco tutte le proprie risorse e competenze, con disciplina e buon senso.

Gestire lo stress – Il mondo è oggi molto complesso e veloce, così come il lavoro, generando un continuo senso di incertezza e di sfida.  Lavorare in un’azienda, o portare avanti un’azienda come imprenditore, mette spesso le persone a dura prova in termini di aspettative, risultati e work-life balance. Saper gestire momenti di forte pressione è indispensabile.

Leadership – La leadership non è soltanto l’ambizione a diventare il ‘capitano d’azienda’. E’ fatta di carisma, ma soprattutto di qualità che possono essere coltivate sin dalle prime esperienze di lavoro: il senso di responsabilità di cui si parlava prima, la capacità di prendere decisioni e assumersi rischi; il saper vedere il quadro d’insieme e orientare le strategie con una visione; saper delegare ad altri e scegliere, motivare, gratificare i propri collaboratori.

Lavoro di squadra – Il lavoro in team è predominante in diversi contesti aziendali, e anche se la propria scelta lavorativa dovesse virare verso l’imprenditorialità è bene sapere che ‘essere il boss’ richiederà sempre senso di responsabilità e capacità di lavorare con gli altri.

Etica del lavoro – Impegnarsi e dare il meglio di sé, essere disponibili, leali, avere iniziativa, motivazione, rispettare le tempistiche, accettare le critiche, essere collaborativi. Sono i principi tradizionali dell’etica del lavoro, sempre attuali, che possiamo oggi integrare con il rispetto degli altri (tradotto in spirito di inclusività, rigetto di atteggiamenti molesti e discriminatori) e cultura dell’impatto positivo e dell’innovazione sociale.

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