IL CONTAGIO DELLE EMOZIONI

Influenzare lo stato d’animo di un’altra persona è perfettamente naturale: lo facciamo costantemente, lasciandoci reciprocamente “contagiare” dalle emozioni come se fossero una sorta di virus sociale.

Marco Miniussi

Psicologo&Method Designer

 Cosa si intende per contagio delle emozioni?

Noi ci trasmettiamo gli stati d’animo con tanta facilità perchè essi sono segnali potenzialmente vitali per la sopravvivenza. Le emozioni ci informano su che cosa concentrarci, ci dicono quando dobbiamo tenerci pronti all’azione. Esse sono il mezzo per fermare l’attenzione e hanno la funzione di avvertimenti, inviti, allarmi e simili. Si tratta di messaggi potenti, che trasmettono informazioni essenziali senza necessariamente verbalizzare i dati. Le emozioni sono un metodo di comunicazione efficacissimo.  

 

In un gruppo di esseri umani primitivi, il contagio emotivo, la diffusione della paura da un individuo all’altro, funzionava presumibilmente come un segnale d’allarme per concentrare rapidamente l’attenzione di chiunque su un pericolo imminente, ad esempio una tigre in agguato.

Oggi, lo stesso meccanismo collettivo opera ogni qualvolta si sparge la voce di un’allarmante flessione nelle vendite, di un’imminente ondata di licenziamenti o di una nuova minaccia da parte di un concorrente.

Le emozioni sono un sistema di segnalazione che ha bisogno di parole, il che, secondo i teorici dell’evoluzione, è probabilmente una delle ragioni che spiega coma mai esse ebbero un ruolo tanto potente nello sviluppo del cervello umano, molto tempo prima che le parole diventassero per la nostra specie uno strumento simbolico. 

L’equilibrio emotivo è la somma totale degli scambi di sentimenti che avvengono fra noi. Sebbene il suo funzionamento sia in larga misura invisibile questo equilibrio può produrre immensi benefici per un’azienda o per il tono dell’organizzazione. 

Uno studio condotto alla Yale University School of Management su come gli stati d’animo si propagano in gruppo influenzano le prestazioni, emerse che nel mondo del lavoro, indipendentemente dal problema contingente, gli elementi emotivi hanno un ruolo essenziale. 

Di fatti, un gruppo di volontari furono convocati per svolgere il ruolo di dirigente di un’azienda che aveva il compito di distribuire in bonus una quantità di danaro limitata. Ogni volontario aveva due obiettivi: ottenere il bonus più sostanzioso possibile e aiutare il comitato, come gruppo, a fare il miglior uso dei fondi nell’interesse della compagnia. Quel che i volontari non sapevano era che fra di essi c’era un infiltrato, che di volta in volta adottava una chiave emotiva differente: con allegro, effervescente entusiasmo; con cordialità rilassata e serena; con depressa indolenza o con un fare spiacevolmente irritabile e ostile.  Il suo vero ruolo era quello di infettare il gruppo con l’uno o l’altro di questi stati emotivi.

Cosa emerse:

I sentimenti positivi si diffondevano più potentemente di quelli negativi e i loro effetti erano estremamente salutari in quanto potenziavano la cooperazione, la lealtà, la collaborazione e la prestazione complessiva del gruppo. 

Mentre, quando l’intruso si dimostrava irritabile, la gente si sentiva a sua volta più scontrosa.

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